giovedì 25 settembre 2008

Fughe di notizie: se colpiscono Prodi si indaga, se colpiscono Berlusconi non si muove un dito


Ma chi l’ha detto che le indagini sulle fughe di notizie non si fanno mai? Dipende, come sempre, dal tipo di fuga di notizia, dalla vittima, dal suo schieramento politico.
Prendete Silvio Berlusconi e Romano Prodi.
Per ben 14 anni, nei confronti dell’attuale presidente del Consiglio si è non solo scatenata un’offensiva politico-giudiziaria senza precedenti ma anche una sistematica, sfacciata, impunita pubblicazione di verbali d’interrogatorio, intercettazioni coperte da segreto e non pubblicabili, informative della Guardia di Finanza, consulenze dell’accusa. Tutto ciò che era oggetto di indagine è finito puntualmente in mano ai giornalisti e, di conseguenza, in pasto agli elettori. Così, molti dei processi, si sono svolti in piazza, sulle pagine dei quotidiani, con esiti opposti a quelli delle aule giudiziarie, dove Berlusconi è uscito sistematicamente assolto in via definitiva. Invano lo stesso Berlusconi ha denunciato questo metodo vergognoso di passare le carte delle inchieste ai mezzi d’informazione. Invano ha chiesto che si mettesse fine a questo scandalo, che si facessero indagini per individuarne i responsabili. Ha trovato un muro di fronte a sé: non una procura, non un giudice ha mosso un dito e svolto anche un solo atto istruttorio per smascherare e colpire le gole profonde dei giornali. Per questo, adesso il premier vuole a tutti i costi una legge che regolamenti quanto meno il traffico di intercettazioni, per evitare che conversazioni private e dal valore giudiziario pari allo zero finiscano in pasto a tutti, distruggendo l’onore di molte persone, ancorché non coinvolte in alcuna inchiesta penale. E’ una questione di civiltà giuridica che attiene agli interessi dell’intera cittadinanza, soprattutto di chi non ha gli stessi mezzi per difendersi che invece ha Berlusconi.
Il fatto è che questa inerzia di parte della magistratura ha tutto il sapore di una scelta politica. E lo è ancor di più se si prende il caso, inverso, di Romano Prodi. Cronaca di queste ore.
E’ bastato che Panorama pubblicasse appena un paio di intercettazioni telefoniche che lo riguardassero, nell’ambito di un inchiesta bolzanina sulla vendita dell’Italtel (del gruppo Iri, di cui Prodi è stato presidente), per far esplodere una feroce guerra tra uffici giudiziari. Ben tre Procure oggi litigano sulla fuga di notizie riguardante il Professore. Quella di Roma accusa quella di Bolzano di aver dato le carte ai giornalisti e trasmette gli atti alla Procura di Trieste affinché svolga le indagini. Quella di Bolzano replica seccamente: no, le intercettazioni sono uscite da Roma. Insomma, un tutti contro tutti del quale è stato investito il Consiglio superiore della magistratura.
Qualcuno direbbe: quanta grazia Sant’Antonio. Per difendere Berlusconi dalla pubblicazione di notizie coperte da segreto non un magistrato ha mai mosso un dito. Per Prodi si scannano in molti e si sta facendo un’indagine capillare (addirittura prendendo in esame i singoli passaggi di mano dei fascicoli) per smascherare e punire i colpevoli. Di fronte a questa giustizia a doppia, e opposta, velocità c’è solo da allargare le braccia sconsolati. Non è questione di leggi, codici e divieti. E’ questioni di uomini e politica. E se gli uomini, in toga, fanno anche politica, perfino il miglior provvedimento del mondo non servirà a nulla contro la faziosità e la persecuzione giudiziaria.